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      ''Più che un editore in senso lato, quello che manca in Italia è la figura dell'editor anglosassone, definizione che potremo tradurre come curatore editoriale, ossia quella persona che sa riconoscere le potenzialità di uno scrittore, lo prende per mano e lo fa crescere a livello stilistico e narrativo.''

      Mauro Maltoni

Diventa editore di te stesso
 

Scrive Umberto Eco nell'introduzione a "I 21 modi di non pubblicare un libro" di Fabio Mauri: «Escludiamo dai produttori di testi i bambini di età inferiore a quella scolare, ma in ogni caso dopo "Io speriamo che me la cavo", sei anni sono sufficienti per aspirare a un grande editore. Non commettiamo la leggerezza di escludere gli analfabeti (vista l'esistenza di etnologi e registratori), né i portatori di handicap gravissimi (Hawking insegni). Non tentiamo di esere ottimisti su vegliardi, moribondi, afasici, schizofrenici, pazzi criminali, catatonici e depressi cronici (altrimenti dovremmo cancellare con un colpo di spugna due terzi della letteratura mondiale). A questo punto si può legittimamente ipotizzare che 50 milioni di italiani producano almeno un manoscritto nel corso della loro vita terrena. Non calcolo i grafomani, ma sono pur sempre 50 milioni per generazione e cioè ogni  venticinque anni... In poche parole: chi manda manoscritti a una casa editrice è condannato ipso facto alla non pubblicazione.»



ESSERE, O NON ESSERE? SCRIVERE, PUBBLICARE...

Alla piaga sociale, come l’ha definita qualcuno, degli scrittori esordienti non è estranea la voglia di emergere dall’uniformità in cui ci appiattisce una società priva di valori sostanziali, fondata sull’esteriorità e sull’esibizione più che sui contenuti e sul merito, che mortifica le individualità, non riconosce responsabilità e ruoli, crea barriere alla partecipazione civile e, d’altra parte, offre come modelli le figure che popolano lo schermo televisivo: vallette, atleti di un mondo, cosiddetto sportivo, che di sportivo spesso ha conservato ben poco, giornalisti, presentatori e maitre à penser di dubbia cultura, ma di chiari interessi e, naturalmente, scrittori di più o meno limpida fama e di effimero successo. Figure “professionali” che consentono di essere riconosciuti e di guadagnare molto con poco.
Tuttavia, non mi sento di gettare la croce addosso a chi scrive, purché non pretenda di essere considerato il novello Salinger e faccia della “vocazione” uno strumento per migliorare e per articolare nuove idee e sia consapevole che risultati accettabili possono essere raggiunti solo dopo un prolungato iter di lettura, studio, esercizio, confronto.
Una volta era diffusa l’abitudine di tenere un diario senza avere la pretesa di pubblicarlo, anzi con la ferma volontà di custodirlo segretamente, ben lontano dagli occhi di chicchessia: era una forma di dialogo con se stessi, di esercizio di introspezione e di verifica del proprio rapporto con la realtà, che contribuiva alla maturazione dell’autore.
In questo mondo contemporaneo alienante, la scrittura ha probabilmente anche una funzione terapeutica nei confronti dei malesseri che attanagliano la psiche dell’uomo. Una delle opere migliori della letteratura italiana del ‘900: "Il male oscuro" di Giuseppe Berto (andrebbe letto soltanto per l’originalità dello stile), venne scritto su consiglio dello psicanalista che aveva in cura lo scrittore affetto da nevrosi.
Non voglio entrare nel merito dell’organizzazione editoriale italiana, del mercato del libro, dei problemi legati alla distribuzione, delle scuole di scrittura, delle agenzie letterarie e della pubblicazione di opere a pagamento: altri ne hanno parlato e sono citati in questo sito! Su quest’ultima attività vorrei solo esprimere la sensazione che si tratti spesso di un mercimonio delle illusioni mentre, se fatta con onestà, senza dare agli autori la speranza di una diffusione inesistente, se basata su un equo compenso dei servizi di editing e delle spese tipografiche, non vedo motivo di critiche. Ritengo che chiunque possa legittimamente dare alle stampe la propria raccolta di poesie o il romanzo più o meno autobiografico, alla cui lettura saranno bonariamente costretti familiari e amici, cosciente che sarà possibile ottenere una più ampia diffusione solo attraverso un non trascurabile impegno personale.
Certo è ben strano che nel nostro Paese, popolato di una tale folla di ispirati dalle Muse, i lettori siano così pochi! Ed è proprio nella mancanza di educazione e di formazione che risiede il problema, nell’assenza di rispetto per le grandi tradizioni letterarie del nostro Paese, di modestia e consapevolezza dei propri limiti, di capacità di valutazione e di autocritica, di disponibilità al confronto.
Scrivere non significa soltanto esprimere sentimenti, fantasie, idee o esperienze, può anche essere frutto di ricerche, studi, analisi, dibattito sugli argomenti più diversi, e richiede comunque la ricerca di un linguaggio, di uno stile, di una forma di espressione personale che arricchisca la cultura soggettiva e non contribuisca piuttosto alla corruzione della lingua italiana, già brutalizzata da sgrammaticature, neologismi, vocaboli gergali, anglicismi e “attimini”.
La mia esortazione è: scrivete, scrivete, ma prima imparate a scrivere!
Ha detto Francis Scott Fitzgerald: “Un autore dovrebbe scrivere per i giovani della sua generazione, per i critici di quella successiva e per i professori di tutti i tempi a venire.”... Un impegno non di poco conto!



William Michael Harnett (Stati Uniti, 1851 †1892) Il tavolo del banchiere, 1877, Metropolitan Museum of Art

LETTORI FORTI, LETTORI DEBOLI, LO STATO DELL'EDITORIA IN ITALIA

Lo scorso dicembre, in occasione della Fiera della piccola e media editoria "Più libri più liberi", sono stati diffusi i dati statistici relativi al mercato dell'editoria elaborati dall'ISTAT e dall’Ufficio studi dell'Associazione Italiana Editori (AIE).

 

NEL 2007 L'1% DI LETTORI IN MENO

Sono 33.351.000 i lettori in Italia, di cui 11.708.000 hanno un'età compresa tra 35 e 54 anni. Il dato considera sia chi legge nel tempo libero, sia chi legge per motivi professionali, sia chi consulta manuali, libri di cucina, guide turistiche per assecondare i propri interessi. La quota di lettori compresi tra 35 e 54 anni è superiore a quella media della popolazione. In particolare, le persone tra 35 e 54 anni leggono di più per motivi professionali (15,4% rispetto a 9,1%), ma si tratta solo del 20% degli occupati; ciò significa che ben l’80% non sente il bisogno di aggiornarsi.
Inoltre, i lettori adulti leggono più libri per la casa (+7,2%), guide turistiche (+5,7%), romanzi stranieri (+5%), scienze sociali e filosofia (+4,1%), salute (+3,8%), gialli e noir (+3,7%); meno, invece, fumetti (-4,8%), fantasy e horror (-3,9%), fantascienza (-2,4%).
Circa 3.900.000 italiani hanno iniziato a crearsi una biblioteca digitale costituita da testi scaricati da Internet: libri, parti di libri, documenti, articoli e relazioni utili al loro lavoro.
Nel 2007 i lettori italiani di libri si sono ridotti dell'1%: dal 44,1% del 2006 al 43,1%; 24.051.000 rispetto ai quasi 24.400.000 lettori del 2006.
Dopo anni di progressivo incremento il 2007 ha registrato una controtendenza: oggi sono solo 43 su 100 gli italiani che leggono almeno un libro l'anno. Questo risultato è il prodotto di due indirizzi contrapposti: nel 2007 i lettori forti (chi legge più di 12 libri l’anno) sono cresciuti dal 12,9% al 13,3%, i lettori deboli (chi legge da 1 a 3 libri l'anno) hanno letto ancora meno, passando da 11.500.000 a 11.100.000 lettori (-3,5%).
E lo stato dell'editoria?
Sono 55.000 i titoli librari: troppi o troppo pochi per circa 60.000.000 di italiani, per lo più cattivi lettori?
Per numero di titoli pubblicati e per copie stampate la produzione italiana (55.000 titoli, di cui l’85% di varia e il 7% di titoli per ragazzi, 250.000.000 di copie stampate) segue quelle di Germania, Spagna e Francia. Il numero di opere pubblicate cresce meno che negli altri paesi (+7,6% rispetto a +14% di Germania, ad esempio) e il numero di copie è stabile o in leggera flessione. Tutte le altre editorie pubblicano infatti un numero maggiore di titoli per 1000 abitanti: l’Italia è attestata sull'1,02, sull'1,58 la Spagna, sull'1,11 la Francia, sull'1,15 la Germania.
Il motivo più importante va ricercato nel basso livello di crescita del mercato italiano in cui i ridotti indici di lettura si traducono in un numero minore di titoli pubblicati, di copie vendute, di copie stampate: in realtà è solo una minoranza di acquirenti a reggere le sorti della nostra editoria.
Il 62 - 63% dei titoli stampati sono novità, il 30 - 31% ristampe. Dal 1980 la produzione si è triplicata, ma la crescita sostanziale è avvenuta tra il 1980 e il 1995 (+12% l'anno in media), poi è rallentata (+1,2% in media nei dieci anni successivi). Nel 1980 si pubblicavano 140.000.000 di copie: meno di quante novità si pubblicano oggi; la produzione, dopo essere cresciuta tra 1980 e 1995 (+6,7% in media), si è arrestata, registrando una tendenza alla flessione (-1,2% in media nel periodo).
Tra la varia per adulti le novità hanno un peso superiore a quello medio di tutta la produzione: 66,2% contro il 63,1%. Oggi le novità di varia per adulti sono oltre 31.000: una libreria con un assortimento medio di 15 mila titoli deve scegliere un titolo su due tra le novità pubblicate.
Tra 1980 e 2006 la produzione di titoli di varia è cresciuta dell’8,1% (media annua) e la lettura nel tempo libero del 2,7%. In conclusione, il mercato della lettura in Italia è sostenuto solo da un 13,6% di acquirenti (i lettori forti) che generano il 40,9% degli acquisti; il mercato è fermo perché sono gli stessi lettori che comprano gli stessi libri nelle stesse librerie
.

 


Claude Raguet Hirst (Stati Uniti, 1855 †1942)

 

            Le pagine di Editor:

           * I "non lettori" in Italia, un'indagine dell'ISTAT evidenzia un quadro sconsolante -
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           * Ancora qualche dato sul mercato dell'editoria / In Italia si pubblicano 145 titoli al giorno / Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura
             di Gordiano Lupi
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           * Da Libro e libertà di Luciano Canfora: La biblioteca disvela il lettore - È antico e molteplice il nesso tra libro e libertà - Stampa

 

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